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Di padre in figlio – Presentazione del libro di Franco Nembrini tradotto in russo

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12.04.2013

Franco Nembrini e’ il fondatore e il preside di una scuola privata cattolica a Bergamo e ha insegnato per trent’anni letteratura italiana nelle scuole statali italiane. E’ un appassionato conoscitore di Dante, sul quale ha scritto alcuni libri. Come ci ha raccontato Franco stesso durante l’incontro svoltosi il 6 aprile presso la NGONB, la sua amicizia con la Russia e’ cominciata con l’incontro con un prete ortodosso, coinvolto nella realizzazione di un liceo ortodosso nella citt? di Kemerovo. Da l? i suoi primi viaggi in Siberia, dei quali abbiamo goduto anche noi (a marzo dell’anno scorso Franco ha tenuto due lezioni su Dante all’NGU e all’NGPU). Nell’autunno del 2012, con alcuni amici di Mosca e di Harkov (Ucraina) abbiamo deciso di tradurre il suo libro sull’educazione, “Di padre in figlio”, che raccoglie i contenuti di diversi incontri tenuti in Italia per diverse tipologie di persone (genitori, insegnanti) in vario modo legati a questo tema.

Il libro e’ stato editato a marzo 2013 e Franco ha accettato di presentarlo in diverse citt?: in Ucraina, a Harkov e a Kiev, e in Russia, a Mosca, Kemerovo e da ultimo anche nella nostra citta’.

L’incontro si e’ svolto sabato pomeriggio, e ha visto la partecipazione di circa 40 persone, nostri colleghi e amici. Riportiamo di seguito alcune delle considerazioni fatte durante la presentazione del libro, invitandovi alla lettura. Franco ha subito sottolineato di non voler insegnare niente a nessuno, che nell’educazione non ci sono regole, ogni genitore, ogni giorno inventa da s? come avvicinarsi al figlio. Franco parla della proprio esperienza, dell’educazione ricevuta dai genitori, dei suoi figli e dei suoi studenti. “Per me e’ sempre stato chiaro cos’e’ l’educazione: non sono istruzioni, non e’ una costante preoccupazione. E’ un uomo che vive. Il problema dell’educazione non sono i giovani, non sono i bambini, non sono gli studenti o gli scolari. E’ un tuo problema: l’educazione e’ la tua capacita o meno di portare una testimonianza personale”.

“Ci? che e’ importante nell’educazione non sono le parole, ma l’ambiente, l’atmosfera che creiamo intorno ai ragazzi”. Franco ci ha raccontato di essere “nato come educatore” quando suo figlio, che all’epoca aveva 5 o 6 anni, si e’ avvicinato a lui che correggeva i compiti dei suoi studenti, ed e’ rimasto a guardarlo in silenzio. In quello sguardo Franco ha letto la domanda: “Pap? dimmi che valeva la pena venire al mondo!”. Questa e’ la domanda, esplicita o implicita che i bambini e i ragazzi rivolgono continuamente agli adulti. L’educazione e’ una testimonianza. Accade continuamente, non solo in determinato momenti. Perfino mentre allatta la mamma educa suo figlio, e in modo misterioso gli trasmette il senso della vita, gli parla di gioia e dolore, del cielo e delle stelle, della vita e della morte.

E ancora: i ragazzi hanno bisogno di essere certi che la vita e’ un bene, che i grandi li amano cos? come sono, proprio in quel momento, che non c’e’ bisogno di cambiare, di mettersi a posto per essere degni del loro affetto. Spesso i genitori, pur sinceramente amando i propri figli, lasciano capire che li amerebbero ancora di pi? se fossero pi? bravi, se si comportassero meglio. Ma nessuno di noi merita l’amore di cui e’ fatto oggetto, per definizione l’amore non si merita, si riceve.

E questo non significa essere “buonisti”. Franco dice di essere l’insegnante pi? severo della sua scuola, se e’ necessario boccia. Perdonare non significa tacere, non intervenire. E’ proprio il perdono che permette all’adulto di intervenire, in modo tale per? che il ragazzo lo consideri un amico, non un nemico.

E ancora, rispondendo alle domande, Franco ha detto che la cosa pi? preziosa nell’uomo e’ la libert?, e che e’ la prima cosa da rispettare nell’altro, adulto o ragazzo che sia. Certe preoccupazioni quasi ossessive di sapere tutto quello che fanno i propri figli, di occupare tutto il loro tempo, non ne aiutano la crescita. Franco ha raccontato che quando era piccolo i genitori avevano stabilito alcune poche, semplici regole, ma per il resto lui e i suoi fratelli potevano trascorrere le giornate come meglio credevano, giocando, correndo, esplorando …

E un’ultima osservazione: Franco ha voluto fare tre dediche, la prima ai suoi genitori, la seconda alla sua insegnante di italiano, la terza a Don Giussani. E giustamente e’ stato sottolineato che l’educazione non riguarda solo i genitori. Da qui l’ultimo suggerimento: “Fate entrare il mondo in casa vostra, apritevi al mondo!”.

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Aprile 2013 -Pubblicazione del libro di Franco Nembrini “Di padre in figlio”

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